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Preparando i giorni della memoria

Aggiornamento: 29 gen


PREPARANDO I GIORNI DELLA MEMORIA che non possono ridursi ad una sola giornata...

Ci sono occasioni che quando diventano ripetitive annoiano e stancano.

Ce ne sono altre invece che si scolpiscono nel cuore e nella mente, date che diventano memoria da tradurre in atti educativi. Il 27 gennaio è per me una di queste. Così, di anno in anno, cerco di trasmettere ai miei alunni il messaggio di speranza e di attenzione a ciò che ci circonda e che ci abita, che ho trovato io, undicenne, quando ho letto, ormai quasi cinquant'anni fa, il Diario di Anna Frank. In prima provo ad arrivarci con una favola (la trovate qui: https://www.leggereperscrivere.it/product-page/testo-e-poesia-dalla-parte-giusta-materiale-per-la-giornata-della-memoria che nemmeno menziona le tragedie della Shoà, ma in cui si pone l'accento sulla scelta di stare dalla parte giusta, ovvero da quella degli indifesi, contro i prepotenti di turno.

In seconda propongo alcune letture (Otto l’orsacchiotto, Il gelataio Tirelli) che accennano al periodo storico della seconda guerra mondiale, senza però indugiare sugli orrori dei campi di concentramento.

In terza provo ad accompagnare i bambini a guardare le cose accadute realmente uscendo dal punto di vista degli spettatori e usando gli occhi dei protagonisti. Delicato ed appropriato è l'albo "Gli occhi di Liliana", sull'esperienza della senatrice Segre, a cui abbiamo poi anche scritto una lettera.

In quarta porto i miei piccoli poeti a conoscere le poesie e i dipinti dei ragazzi di Terezin, che fanno sentire la loro vera voce, che ci arriva forte andando ben oltre la narrazione della loro vita usata come propaganda dal regime nazista. Ho trovato validi spunti nel docufilm "#AnneFrank-vite parallele" (visibile su Raiplay

https://www.raiplay.it/programmi/annefrankviteparallele ) e sull'omonimo libro delle giornaliste documentarista Sabina Fedeli e Anna Migotto, da cui riprendo la storia della sopravvissuta Helga Weiss, ora pittrice, facendo vedere ai bambini la sua video testimonianza e alcune pagine del suo diario, che contiene i suoi disegni fatti a Terezín, che integro con alcune tra le poesie dei ragazzi di Terezin.

Mentre leggo e racconto, i ragazzi annotano con parole e schizzi, sul quaderno viola di educazione civica, iniziato in classe prima, ciò che più li colpisce. Ho insegnato loro a scrivere sempre i loro pensieri, a prendere nota di ciò che loro arriva dalle nostre letture e discussioni, e il vantaggio è doppio: sanno sempre più e meglio scrivere, sempre più e in profondità pensare.

Integriamo poi tutto con questa breve biografia.

Helga Weiss, classe 1929, è una ragazzina nata a Praga da famiglia ebrea di lingua ceca, sopravvissuta prima a Terezín, poi a Auschwitz-Birkenau, a Freiberg, infine a Mauthausen. Dopo la guerra, diventerà un'affermata pittrice. A Terezín annota le sue giornate in un diario, pubblicato solo pochi anni fa, dopo che Helga ha riordinato il mucchio di fogli ingialliti scritti a matita, nascosti in un muro a Terezín, insieme ai disegni, dallo zio Josep Polák, che in tal modo li ha salvati. Nei suoi disegni documenta scene di vita quotidiana nel ghetto, dal 1941 al 1944 e anche il mondo fuori, quello immaginato o ricordato, per sentirsi viva. Nella città – ghetto di Terezin soggiornarono più o meno a lungo quegli ebrei cecoslovacchi destinati al campo di sterminio di Auschitz, molti dei quali artisti e insegnanti che si occuparono dei quindicimila bambini e adolescenti e che furono obbligati dal regime a rappresentare in modo propagandistico la vita dentro al ghetto. Dei 15000 ragazzi meno di cento sopravvissero e nessuno con meno di sedici anni. Del loro passaggio a Terezin ci commuove la testimonianza, rappresentata da moltissimi disegni e qualche poesia, da cui traspare una estremamente precoce maturità di pensiero, una straziante consapevolezza dell'inesorabile destino e il disperato, insopprimibile anelito alla vita delle giovani vittime. Nella maggior parte dei versi, già di per sé toccanti per i motivi ispiratori e la vicenda umana che sottintendono, sono presenti valori poetici autentici, che stupiscono per l’altissimo, imprevedibile livello di forma e linguaggio e la sconvolgente capacità espressiva. Poesie Il giardino E’ piccolo il giardino profumato di rose, è stretto il sentiero dove corre il bambino: un bambino grazioso come un bocciolo che si apre: quando il bocciolo si aprirà il bambino non ci sarà. Franta Bass (1930 – 1944) Il topolino In fondo al nido il topolino si cerca una pulce nel pelo fino. Si dà da fare, fruga e rifruga, ma non la trova, non ha fortuna. Gira di qui, gira di là, ma la pulcetta non se ne va. Ed ecco arriva il papà topo, che al suo pelo fa un sopralluogo: Ecco che acciuffa quella pulcetta e poi nel fuoco lesto la getta. Il topolino corre diretto ad invitare il suo connetto: “Menù del giorno pulcetta al forno”. Koleba La paura Di nuovo l’orrore ha colpito il ghetto, un male crudele che ne scaccia ogni altro. La morte, demone folle, brandisce una gelida falce che decapita intorno le sue vittime. I cuori dei padri battono oggi di paura e le madri nascondono il viso nel grembo. La vipera del tifo strangola i bambini e preleva le sue decime dal branco. Oggi il mio sangue pulsa ancora, ma i miei compagni mi muoiono accanto. Piuttosto di vederli morire vorrei io stessa trovare la morte. Ma no, mio Dio, noi vogliamo vivere! Non vogliamo vuoti nelle nostre file. Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore. Vogliamo fare qualcosa. E’ vietato morire! Eva Picková, anni dodici, (morta 18/12/1943) Al termine della situazione-incontro con questa realtà, incolliamo sui quaderni e in un cartellone di classe una stella di David, a simboleggiare la pianta della città fortificata di Terezín. Al suo interno incolliamo la poesia della farfalla 🦋 con fili di lana che escono per portarla fuori dalle mura e ridare vita a tutti i sogni di libertà e futuro, metaforicamente rappresentati da farfalline origami .




Concludiamo con una poesia, stavolta recente, che ci invita ad avere cura di quei sogni spezzati vivendo con la memoria del passato per rendere migliore il futuro:

Stelle e farfalle ( di Annamaria Rossini)


C'erano tante stelle

A Terezin.

Belle

Anche se non brillavano.

Sembravano opache,

Triangoli doppi

Senza luce.

Per ognuna c'era un sogno,

Un disegno,

Un futuro.

Un impegno

ora nostro:

Far volare quelle stelle

Oltre il muro,

Oltre il filo spinato.

Come farfalle gialle,

Poesie,

Ali di vita.

La farfalla L’ultima, proprio l’ultima, Così ricca, smagliante, splendidamente gialla. Se le lacrime del sole potessero cantare contro una pietra bianca… Quella, quella gialla E’ portata lievemente in alto. Se ne è andata, ne sono certo, perché voleva dare un bacio d’addio al mondo. Per sette settimane ho vissuto qui, Rinchiuso dentro questo ghetto Ma qui ho trovato la mia gente. Mi chiamano le margherite E le candele che splendono sull’abete bianco nel cortile. Solo che io non ho visto mai un’altra farfalla. Quella farfalla era l’ultima. Le farfalle non vivono qui, nel ghetto. Pavel Friedmann 1921-1944 ATTIVITÀ Ecco le proposte che farò ai miei alunni, partendo da quanto ho scritto qui sopra. Dopo aver parlato di Terezin, mostrando alcune foto

riproduciamo la mappa del ghetto sopra ad un cartellone, stilizzandola in una stella a sei punte. Al suo interno incolliamo alcune delle poesie dei ragazzi di Terezin e fissiamo ad ogni poesia, con un filo di lana, una farfalla origami che simbolicamente esca dal cartellone.




Stelle e farfalle (di Annamaria Rossini)


C'erano tante stelle

A Terezin.

Belle

Anche se non brillavano.

Sembravano opache,

Triangoli doppi

Senza luce.

Per ognuna c'era un sogno,

Un disegno,

Un futuro.

Un impegno

ora nostro:

Far volare quelle stelle

Oltre il muro,

Oltre il filo spinato.

Come farfalle gialle,

Poesie,

Ali di vita.


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