Befana e dintorni

Aggiornamento: 9 gen

La Befana tra religione, tradizione e leggenda


Come si sa, l'arrivo della Befana, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, è legato alla visita dei Magi a Gesù Bambino e alla sua Epifania (dal greco ἐπιφάνεια, epifáneia, cioè “manifestazione, apparizione”) al mondo.


Partendo dal greco per arrivare all'italiano, è accaduto ciò che succede nel gioco del telefono senza fili, e questa festa ha visto trasformare il suo nome passando di bocca in bocca, diventando infine la personificazione della popolare vecchina, sempre in cerca di bambini a cui portare i suoi semplici doni, seguendo i Magi sulle tracce di Gesù Bambino.


Secondo la tradizione cristiana, il giorno dell'Epifania è quello in cui i Re Magi, sapienti partiti da Oriente dopo aver visto apparire una stella speciale, arrivano alla casa dove Giuseppe e Maria avevano portato il piccolo Gesù, nato da poco in una grotta. I saggi uomini portano al Bambino doni: oro, incenso e mirra.

Dodici giorni dopo il Natale i fedeli trovano nella celebrazione liturgica della “Epifania del Signore”, ricorrenza che risale al II secolo d. C., quella manifestazione della natura speciale di Gesù che si ripeterà anche dodici anni dopo, con il Bambino, divenuto Fanciullo, che manifesta la sua eccezionalità ai sacerdoti del Tempio di Gerusalemme.


Questo è il racconto nel vangelo di Matteo: " Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: "Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo". All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"".

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: "Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo".

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese."


Qualche informazione sulle caratteristiche antropologiche precristiane della Befana


Di origini decisamente pagane è invece il racconto da cui forse trae origine l'attitudine al volo della nostra Befana, tradizione per cui, nelle dodici notti dopo il solstizio invernale, delle figure femminili volavano sui campi appena seminati, a propiziare il raccolto.

Alcune interpretazioni collegano la Befana a un’antica festa romana, che si svolgeva in inverno in onore di Giano e Strenia (da cui deriverebbe anche il termine “strenna”) e durante la quale ci si scambiavano doni. Altre ancora fanno risalire la Befana a figure importate della mitologia germanica, come Holda e Berchta, sempre come personificazioni femminili della stagione invernale.

La tradizione di bruciare un simulacro, vestito con abiti vecchi, simbolo dell’anno appena passato, vecchio proprio come lo è la Befana, si è trasformata col tempo nei roghi della "vecia" . La vecchia è diventata una raffigurazione simbolica dell’anno appena passato, con i suoi guai, che ci si appresta a bruciare insieme alle ramaglie, come accade ancora nei falò chiamati in Veneto " Piroe paroe" .


Dal IV secolo d.C. la Chiesa di Roma avviò la condanna di riti e credenze pagane, in qualche caso sostituendo ad essi feste e ricorrenze cristiane, ma alcune personificazioni resistettero e si trasformarono, arricchite di simboli e leggende come la figura della Befana, vecchina affettuosa e non strega, pur se si serve di una scopa per volare.


LA LEGGENDA DELLA BEFANA


In una fredda notte d’inverno i Magi erano ormai certi di essere quasi arrivati alla fine della loro ricerca, ma all'improvviso la luce della stella che li aveva guidati dal lontano oriente fino a lì, si offuscò.

Baldassarre, Gaspare e Melchiorre non si persero d'animo e bussarono alla porta di una casupola per chiedere informazioni sulla strada per Betlemme. Si affacciò sull'uscio una vecchietta che indicò loro il cammino. I Re Magi la invitarono ad unirsi a loro, ma la donna disse che aveva la pentola sul fuoco, la tavola da apparecchiare, molti lavori da terminare e così si scusò e richiuse la porta. Una volta che i Re Magi se ne furono andati però, si pentì di non averli seguiti e allora decise che l'indomani avrebbe preparato un sacco pieno di dolci per il Bambino e sarebbe uscita a cercarli, per arrivare con loro da Gesù. Ma i Magi ormai erano lontani e la vecchietta non riuscì a raggiungerli.

Allora iniziò a bussare ad ogni porta, regalando ad ogni bambino che incontrava i suoi dolcetti, nella speranza che uno di loro fosse proprio Gesù Bambino, e ancora adesso continua a cercarlo.


Com’è la Befana?

(Descrizione per potenziali ritrattisti)


Sul suo viso rugoso e grinzoso, come è giusto che sia quello di chi ha vissuto più di cento anni, sporgono un naso prominente e un mento scafato. La sua schiena ricurva e un poco dolorante si deve alla posizione in cui è costretta per reggersi ben stretta alla scopa,volando nel cielo gelido.

La Befana, signora decisamente d'altri tempi e più generosa che vanitosa, se ne va in giro indossando una lisa camicia color caffè, una lunga sottana nera, qua e là rattoppata e spesso dimentica di togliersi il grembiule.

Non è una strega, ricordiamocelo, e quindi in testa non ha il cappello a punta (che sarebbe perennemente a rischio durante i suoi movimentati voli, con frenate repentine, discese in picchiata e risalite ardite) ma un gran fazzolettone di flanella, strettamente annodato sotto il mento.

I suoi piedi sono scaldati da calzettoni pesanti fatti a maglia e infilati in rustici zoccoli (sgalmare, in veneto) di legno, fatti su misura così perfetta che si tolgono solo quando va a dormire.

Sulle sue spalle ricurve ha uno scialle di lana, grigio forse per colpa della fuliggine che le si appiccica addosso quando usa il caminetto per entrare nelle case dei bambini.


Secondo fonti accertate, la Befana riempie con dolcetti e regalini la calza dei bambini buoni ma non manca di mettere del nero carbone (tanto o poco a seconda dei capricci e delle malefatte compiute) a quelli monelli.


Poesie sulla Befana, trovate in giro per il web:


LA BEFANA VIEN DI NOTTE

CON LE SCARPE TUTTE ROTTE

CON LE TOPPE ALLA SOTTANA:

VIVA, VIVA LA BEFANA!



SOPRA I TETTI, PIAN PIANINO

VA LA VECCHIA E DAL CAMINO

POI SI CALA E GIÙ RIMBALZA

PER RIEMPIRE LA TUA CALZA

DI CARBONE O DI DOLCETTI

DI ARANCE E DI GIOCHETTI.

POI RISALE, SE NE VA

E UN ALTR’ANNO TORNERÀ!



MENTRE ANDAVA LA BEFANA

NELLA CASA DI UN BAMBINO,

S’ IMPIGLIÒ CON LA SOTTANA

SOPRA IL BORDO DEL CAMINO.


PER LO STRAPPO IL GROSSO SACCO

LE SFUGGÌ, CADDE DI SOTTO,

NON RESTÒ NEMMENO UN PACCO

CHE NON FOSSE TUTTO ROTTO.


“CHE DISASTRO, CHE DISDETTA”

SOTTO IL CIELO CUPO E BIGIO,

MORMORAVA LA VECCHIETTA.

“CI VORREBBE UN BEL PRODIGIO”.


POI, FACENDO UN GRAN SORRISO,

VERSO IL CIELO VOLSE GLI OCCHI

ED IL SACCO, ALL’IMPROVVISO,

FU ANCOR PIENO DI BALOCCHI.


“CHE UN BAMBINO ATTENDA INVANO

NON SIA MAI, PAROLA MIA”

DISSE LA BEFANA, PIANO.

POI RIPRESE LA SUA VIA.




ZITTI, ZITTI BIMBI BUONI,

PRESTO, PRESTO GIÙ A DORMIRE:

LA BEFANA STA PER VENIRE

COL SUO SACCO PIEN DI DONI.



LA BEFANA È UNA VECCHINA

CHE DISCENDE DALLA LUNA

SULLA SCOPA DI SAGGINA

NON APPENA IL CIELO IMBRUNA.


E SI ACCOSTA PIAN PIANINO

ALLE CALZE E ALLE SCARPETTE

MESSE IN FILA SUL CAMINO

E, RIDENDO, METTE E METTE…


FUORI SOFFIA TRAMONTANA

E VIEN GIÙ LA NEVE BIANCA,

MA PEI BIMBI LA BEFANA

NON HA FREDDO E NON SI STANCA.


E, per finire, una filastrocca di Gianni Rodari:


VIENE VIENE LA BEFANA

DA UNA TERRA ASSAI LONTANA,

COSÌ LONTANA CHE NON C’È…

LA BEFANA, SAI CHI È?

LA BEFANA VIENE VIENE,

SE STAI ZITTO LA SENTI BENE:

SE STAI ZITTO TI ADDORMENTI,

LA BEFANA PIÙ NON SENTI.

LA BEFANA, POVERETTA,

SI CONFONDE PER LA FRETTA:

INVECE DEL TRENO CHE AVEVO ORDINATO

UN PO’ DI CARBONE MI HA LASCIATO.

Gianni Rodari






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